I soggetti
Il Piano prevede l’attivazione di strutture di coordinamento a livello nazionale e regionale. Le funzioni e la composizione degli organismi relativi sono descritti nel Protocollo d’Intesa del 7.11.2005 sottoscritto tra il MIUR, le Associazioni di docenti delle discipline scientifiche sperimentali AIF (per l’insegnamento della Fisica), ANISN (per l’insegnamento delle Scienze Naturali), DD - SCI (per l’insegnamento della Chimica) il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e Città della Scienza di Napoli. Sia le Associazioni disciplinari sia i Musei coinvolti collaborano stabilmente con Centri universitari in ricerca didattica che coinvolgono ricercatori e insegnanti attivi ed hanno avuto negli ultimi anni diverse occasioni di incontro e di collaborazione per lo sviluppo di progetti di formazione, di proposte curricolari e di attività di ricerca.
Il MIUR, a partire da Progetto SeT, attraverso le diverse Direzioni Generali, sia a livello centrale sia a livello regionale porta avanti, da alcuni anni, progetti e azioni tendenti a favorire l’innovazione della educazione scientifica e tecnologica.
Le tre Associazioni disciplinari hanno dato vita ad un dibattito interno sfociato nella costituzione di una commissione mista sui problemi della didattica nel settore delle Scienze Sperimentali nella scuola dell’obbligo che ha portato alla formulazione condivisa di un quadro di riferimento e di concetti e strategie unificanti per un curricolo di Scienze che possa risultare didatticamente e culturalmente significativo.
Il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano e Città della Scienza di Napoli promuovono da anni attività di sperimentazione didattica che hanno coinvolto centinaia di migliaia di studenti e insegnanti e si caratterizzano per una diffusa offerta di attività laboratoriali e la condivisione di pratiche innovative nell’ambito di progetti nazionali ed europei sul rapporto tra educazione formale e informale .
Gli esperti (universitari e insegnanti-ricercatori) partecipano da anni a progetti nazionali e internazionali nell’ambito della ricerca e della sperimentazione in didattica delle Scienze.
Il presente piano si presenta, dunque, come un bacino di confluenza dell’insieme delle strutture e competenze disponibili.
Strutture operative e loro funzioni
A livello nazionale il Piano si avvale di:
- Un Gruppo di Pilotaggio composto da Rappresentanti del MIUR e da Rappresentati dei soggetti firmatari del Protocollo d’Intesa;
- Un Comitato Scientifico composto da esperti didattico disciplinari del mondo dell’università, della scuola e dei musei.
- A livello territoriale un Gruppo di pilotaggio regionale, istituito dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, quale raccordo fra le strutture e le attività nazionali da una parte e le reti di scuole dall’altra.
Per quanto riguarda le funzioni:
- il Gruppo di Pilotaggio Nazionale elabora il documento di base con le finalità generali, le linee di base relative alla formazione e all’infrastruttura tecnologica per la comunicazione e l’informazione e garantisce il coordinamento del Piano stesso.
- Il Comitato Scientifico definisce gli standard di riferimento relativi a contenuti, percorsi formativi, ambienti laboratoriali, modalità di valutazione.
- Il Gruppo di pilotaggio Regionale garantisce il raccordo con il livello nazionale, promuove i presidi territoriali, interagendo con scuole, reti di scuole, università, musei anche al fine di garantire un rapporto organico tra le esperienze formali e quelle informali.
L’attività di formazione che costituisce il nucleo centrale del Piano ISS verrà definita dal Comitato scientifico nel Seminario di produzione che si svolgerà dal 23 al 25 gennaio 2006.
Tale attività di formazione è inscritta nel paradigma della ricerca-azione e prevede l’individuazione di materiali didattici attraverso cui il docente/corsista è messo in grado di individuare un modello generale di insegnamento/apprendimento che gli permetterà di trasferire l’esperienza nel proprio contesto e di declinarla ai diversi livelli scolastici. I docenti tutor, in formazione, appositamente individuati con la collaborazione degli USR costituiranno un nucleo di esperti, con specifiche professionalità.
L’insegnante in formazione si confronterà con materiale didattico-formativo, anche in formato ipertestuale e multimediale, caratterizzato dai seguenti aspetti:
- Contenuti disciplinari, schede di laboratorio e attività sul campo, chiavi di identificazione, glossari, che possano sostenere l’impianto culturale dell’esperienza. Potranno essere presenti approfondimenti disciplinari e trasversali connessi con la realtà esperienziale dei bambini e dei ragazzi e con le altre discipline, anche di area umanistica.
- Contenuti di didattica disciplinare che tengano conto degli ostacoli cognitivi, delle strategie per superarli, dei concetti strutturanti l’apprendimento, della rete concettuale dei contenuti relativi all’esperienza, ecc.. Non mancheranno infine spunti di riflessione epistemologica.
- Contenuti che pongano l’accento sulla mediazione didattica che permetteranno al docente di navigare nell’esperienza. Il docente potrà individuare i presupposti dell’esperienza, le modalità di condurre in classe la conversazione con i bambini e i ragazzi per conoscere gli ostacoli cognitivi degli allievi e le modalità per superarli.
I docenti tutor verranno formati in ciascuna regione, attraverso due moduli di norma di quattro giornate, presso centri particolarmente qualificati. Al termine di tali percorsi essi collaboreranno, con il Gruppo di pilotaggio regionale, per attivare le attività di ricerca - azione, nell’ambito dell’apprendimento scientifico.
Le azioni descritte mirano a dotare il territorio di stabili presidi per la formazione continua e lo sviluppo professionale degli insegnanti nell’ambito delle discipline scientifiche.
Per l’anno scolastico 2005-6 il Piano ISS sarà attivato, in raccordo con gli Uffici Scolastici Regionali competenti territorialmente, in alcune regioni.
Il Piano ha lo scopo di intervenire nell’immediato nei confronti dei docenti in servizio nel primo ciclo e nel primo biennio del secondo ciclo offrendo loro anche un supporto in presenza, stabile, qualificato e specifico per le discipline scientifico-sperimentali, utilizzando ed ottimizzando le opportunità formative e di ricerca didattica presenti sul territorio presso Istituti scolastici, Università, Centri polifunzionali di servizio (PON-Scuola), Musei scientifici, Parchi, ecc.. La stabilità di forme di collaborazione tra scuola ed istituzioni scientifiche in interventi di ricerca-azione e la circolazione di proposte didattiche arricchite dalle riflessioni di chi le ha sperimentate possono caratterizzare strategie vincenti in quanto riferite a quelle comunità nelle quali si sono radicate e sperimentate.
Gli obiettivi specifici che si intendono raggiungere alla fine della prima fase sono:
- sperimentare e validare un sistema di formazione continua per i docenti che si fondi sull’azione catalizzante dei presidi territoriali - quali centri di risorse permanenti - con un modello di intervento che integri formazione ed autoformazione anche con l’uso della rete telematica;
- sperimentare e validare materiale didattico per studenti e insegnanti;
- realizzare laboratori innovativi e a basso costo;
- garantire a livello locale la promozione di reti di scuole (rete di reti);
- fornire una prima assistenza alle sperimentazioni;
- elaborare materiale per la valutazione di percorsi innovativi di apprendimento in ambito scientifico (attività di laboratorio, visite ed esperienze presso Centri della Scienza e contesti di interesse naturalistico, ecc.)
- contribuire a valutare la congruità degli esiti didattici del Piano in collaborazione con l’INVALSI.
- contribuire a implementare gli OSA per le discipline scientifiche sperimentali
Punti di forza
I punti di forza del piano ISS sono:
- L’impianto culturale e didattico del piano che prevede un processo di comunicazione e di collaborazione continua e sistematica tra soggetti diversi che condividono una visione comune: la valorizzazione dell’insegnamento scientifico nella scuola .
- La realizzazione di presidi territoriali diffusi e operanti in rete, nei quali dovrà essere prioritaria l’esemplificazione pratica, visibile, sperimentabile delle pratiche e delle strategie che vengono suggerite, anche tramite momenti di formazione in presenza coordinati dai docenti tutor.
- Lo sviluppo di un curricolo di educazione scientifica connotato da:
- forte continuità verticale nell’articolazione del programma in tutta la scuola primaria e secondaria
- forte continuità-integrazione con le altre aree
- rilevanza culturale e sociale dell’apprendimento scientifico
- significatività per l’allievo delle esperienze di apprendimento
- visione storica dello sviluppo della conoscenza scientifica
- integrazione con la Matematica e con le TIC.
- Un approccio metodologico innovativo connotato da:
- Attenzione alla costruzione di conoscenza;
- Riconoscimento del ruolo determinante dell’esperienza concreta nelle situazioni strutturate e non: in laboratorio, sul campo, in classe, nell’ambiente e nella tecnologia;
- Uso appropriato dei diversi linguaggi (gestuale, orale, scritto, iconico, formale,…) sia nella prima costruzione di conoscenza che nella sua organizzazione progressiva;
- Raccordi significativi con le radici dell’esperienza e della conoscenza quotidiana;
- Adozione progressiva dei punti di vista della diverse discipline attraverso la scomposizione – “disintreccio” dei fenomeni osservati e la loro ricomposizione – “reintreccio” secondo scopi espliciti;
- Graduale acquisizione della consapevolezza che la conoscenza scientifica cresce attraverso la costruzione di modelli;
- Riflessione costante sull’apprendimento e sul significato di quanto si apprende, a livello individuale e collettivo e con modalità adeguate all’età.
- la raccolta, la valorizzazione e la produzione di materiali didattici, anche multimediali, che possano essere:
- adattati a diverse esigenze e successive trasformazioni;
- idonei ad assicurare l’implementazione flessibile della proposta didattica complessiva
- lo sviluppo di un profilo professionale tutoriale
Il docente che sarà chiamato ad operare nei presidi territoriali, alla fine di un percorso di formazione e di ricerca - azione, sarà un professionista colto nelle discipline scientifiche, creativo, riflessivo, esperto nelle nuove tecnologie, con attitudini comunicative e relazionali; sarà motivato a svolgere funzione di supporto nella didattica delle Scienze e a mediare tra i bisogni dei docenti ed il sistema delle opportunità di crescita professionale presenti sul territorio. Avrà, insomma, le seguenti competenze:
Competenze generali riferite a cultura, creatività e capacità riflessiva, che possono declinarsi in:
- competenze disciplinari scientifiche;
- capacità di tradurre le conoscenze scientifiche in percorsi di insegnamento/apprendimento;
- capacità di integrare le competenze disciplinari e le competenze didattiche;
- capacità di armonizzare il curricolo esplicito con quello implicito;
- capacità di adattare i processi formativi alle specificità delle realtà locali, sempre meno standardizzate;
- capacità di riflettere sui modi e sugli esiti del proprio operato.
- competenze generali riferite alle nuove tecnologie, declinabili in:
- conoscenza e uso di strumenti tecnologici in modo interattivo;
- collaborazione alle attività finalizzate all’utilizzo nella scuola di computer e reti telematiche e a forme miste di apprendimento, in presenza e a distanza, tecnologizzate e tradizionali;
- competenze generali con attitudini comunicative e relazionali declinabili in:
- impostazione di relazioni all’interno della scuola in modo da dare contenuti ed operatività all’idea di comunità scolastica;
- sviluppo di dinamiche di gruppo, sia relativamente al team dei docenti che alla collettività degli allievi.
Il corso di formazione, pertanto, mirerà a sviluppare la funzione di mediatore tra i bisogni dei docenti ed il sistema delle opportunità di crescita professionale presenti sul territorio, mettendo in grado il docente tutor di:
- operare entro gruppi sociali eterogenei;
- estendere e arricchire le relazioni esterne, in modo da rendere operativa l’idea di comunità locale, all’interno della quale possano affiancarsi alle scuole nell’elaborazione e realizzazione di progetti didattici anche nuovi soggetti, come le Università, le Associazioni professionali, le agenzie per la formazione o quelle operanti nel campo dell’offerta culturale (Musei, Istituti scientifici, Centri scientifici ecc.);
- valutare le diverse opportunità formative;
- diffondere il modello di insegnamento/apprendimento sotteso alle esperienze significative che avrà individuato.